Cultura

Achille Funi Mito e Volto al Mart

Achille Funi, La sorella, 1923, Mart, Collezione VAF-Stiftung
di Alain Chivilò

© Alain Chivilò


Al Mart di Rovereto ultime settimane per visitare un’interessante mostra dedicata a un’artista Italiano che lasciò il segno: Achille Funi. Fino al 5 febbraio 2023 circa 50 opere riunite nelle sale del museo testimoniano l’intero iter pittorico e artistico del Maestro: “Focus | Achille Funi (1890-1972). Il volto, il mito”.
A cura di Nicoletta Colombo e Daniela Ferrari, con la collaborazione di Serena Redaelli, da un’idea di Vittorio Sgarbi, la mostra celebra l’artista in occasione del cinquantenario dalla nascita.
Dal Futurismo e sue reminiscenze, Achille Funi si orientò a una figurazione tendente a rivedere e riscoprire i valori del passato all’interno di una nuova poetica compositiva, molto distante da quello che le Avanguardie stavano esprimendo. Il gruppo denominato Il Novecento riunì questo intendere partendo dagli incontri alla galleria Pesaro di Milano con l’omonimo gallerista e Margherita Sarfatti intenta a sua volta nel creare un filone artistico consono al Regime in essere, riunendo artisti quali Mario Sironi, Ubaldo Oppi, Piero Marussig, Leonardo Dudreville, Anselmo Bucci e Gian Emilio Malerba.
Come da indicazione di Achille Funi “La mitologia è più vera della storia”, si può ben intendere come questo elemento sia fortemente presente nella sua pittura. Inoltre lo stile si mosse in lui tra echi cari al Rinascimento che si unirono alle inquietudini e a un senso di rimando e rinvio per qualcosa che accadrà, o che stava già accadendo. Il Museo Mart, partendo da un ampio archivio storico e otto opere in possesso all’interno della collezione, ha ricondotto le due tematiche principali del Maestro nell’attuale percorso espositivo: il ritratto, quindi i volti dipinti e l’aura del mito che circonda la sua espressione artistica, in una classicità che si mosse tra movimenti quali Metafisica, Realismo Magico e Ritorno all’ordine.
In questa celebrazione che continua anche all’inizio del 2023, l’esposizione dedicata ad Achille Funi permette ulteriori considerazioni, valutazioni e apprezzamenti delle qualità artistiche e poetiche del Maestro.

Biografia

Virgilio Socrate Funi, in arte Achille, (Ferrara 26/2/1890 – Appiano Gentile 26/7/1972). Fu uno dei protagonisti di Novecento Italiano, tendenza che ha avuto un ruolo di primo piano nell’arte italiana degli anni Venti e Trenta, contraddistinta dal ritorno alla figurazione e dal dialogo con l’arte antica. All’età di dodici anni prese a frequentare l’Istituto d’Arte “Dosso Dossi” nel Palazzo dei Diamanti. Qui seguì i corsi di figura, plastica e decorazione sotto la guida di Angelo Longanesi Cattani, Luigi Legnani e Giuseppe Ravegnani. Prese anche lezioni private di pittura dal maestro Nicola Laurenti. Qualche anno dopo si trasferì a Milano iscrivendosi al corso di figura all’Accademia di Brera. Frequentò i corsi speciali di pittura di Tallone entrando in contatto con Carrà, Boccioni e il gruppo futurista. Nel 1909 espose Aratura al Premio Brera presso il Palazzo della Permanente. L’opera ottenne l’attenzione di Boccioni che avvicinò, nel suo giudizio, il bifolco a certe forme di contadini di Fattori. Cinque anni dopo  partecipò alla mostra di Nuove tendenze presso la Famiglia Artistica, vivace associazione culturale milanese. Nel 1915 partì per il fronte nel Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti con Marinetti, Boccioni, Sironi e Bucci. L’anno successivo entrò nel corpo degli Alpini; durante questo periodo disegnò moltissimo anche se gran parte dei fogli andarono perduti dopo la ritirata di Caporetto. Dal 1915 al ‘20 operò in ambito futurista. Alla fine del ‘22 fu tra i fondatori del gruppo Novecento che faceva capo alla Galleria Pesaro, nelle cui vetrine di via Manzoni gli artisti esponevano a rotazione, una settimana ciascuno. Nel marzo del ‘23 si inaugurò alla Galleria Pesaro la mostra permanente del “Novecento alla presenza di Mussolini”. L’anno successivo Funi, oltre ad esordire alla XIV Biennale veneziana, dipinse due fra i suoi maggiori capolavori: Saffo e Rebecca al pozzo. Sette anni più tardi si presentò alla Quadriennale di Roma come appartenente alla “scuola di Milano” con nove opere (tra cui Ragazze alla finestra, L’amatore di stampe, Il Foro Romano etc”). Dal 1946 al ‘53 insegnò pittura all’Accademia Carrara di Bergamo della quale fu anche direttore. Nel 1948 ottenne la cattedra di Affresco all’Accademia di Brera, incarico già ricoperto in precedenza. Dopo aver lasciato, nel 1960, per limiti di età la direzione di Brera, nel ’61 ottenne una medaglia d’argento per meriti culturali, artistici e didattici dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Focus | Achille Funi (1890-1972). Il volto, il mito
Rovereto, Mart
30 ottobre 2022 – 5 febbraio 2023

di Alain Chivilò