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Un Hangar per Maurizio Cattelan

In una serie d’interviste curate dal sottoscritto, dedicate a un gruppo scelto di artisti nazionali più di una decade fa, in riferimento alla domanda sul ruolo della provocazione il nome di Maurizio Cattelan nella risposte era spontaneo per questi colleghi. Qualcuno lo negava, qualche altro lo contestava, chi non voleva saperne e chi lo valorizzava su alcune ricerche criticandolo su altre.
Tra colleghi artisti spesso vive una sorta d’invidia, o di volontà a non essere sempre positivi e pro attivi, però senza alcun dubbio, l’iter di Maurizio Cattelan si è sempre mosso verso una sottile linea espressiva, atta a sotto intendere molteplici significati e interpretazioni cui ogni persona, innanzi alle sue opere, può esplicare e scoprire.
Nel mondo dell’Arte, notoriamente, questo genere espressivo ha una vita visiva breve, alimentata nel momento in cui viene visualizzata e discussa nel binomio positività/negatività.
Classe 1960 di Padova, lungo la sua trentennale carriera, esula da questa classificazione poiché se in talune opere trova tale approccio, in altre apre a disamine ricche di complessità e concettualità.
All’interno di questa duplice ottica, l’artista Italiano più conosciuto al mondo, ritorna a Milano con una mostra personale presso Pirelli Hangar Bicocca: “Breath Ghosts Blind”, dal 15 luglio 2021 al 20 febbraio 2022.
Un progetto espositivo site specific nel quale la contemporaneità verrà e viene messa , artisticamente, in riflessione.
Figure, immagini, simboli, sculture, installazioni porteranno il visitatore a definire e interpretare molteplici linguaggi visivi creati e concepiti da Maurizio Cattelan.
Indubbiamente, a quasi due mesi dall’apertura si possono fin d’ora ipotizzare disamine pro, contro oppure d’indifferenza ma, il contesto mediatico degli ultimi anni nel bene o nel male è cambiato, inducendo nell’usufruitore finale forme meno estreme di valutazione, aprendo a una probabile e maggiore comprensione, sebbene il concetto di visibilità nasca sempre da un atteggiamento polemico e provocatorio, piuttosto che costruttivo e dialogante.
Dunque, un immaginario collettivo si alimenterà grazie a opere inedite (nella sottostante galleria riviviamo una selezione di lavori iconici) che andranno a ripercorrere visioni, immagini, simboli all’interno d’interpretazioni e linguaggi globalizzanti in astrazioni reali, irreali e surreali nel tempo ma anche al di fuori di esso.

di Alain Chivilò