Steve McCurry Mondi Lontani - Alain Chivilò | Eventi Culturali | Art Musa
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Steve McCurry Mondi Lontani

di Alain Chivilò
© Alain Chivilò


Tra i fotografi internazionali iconici ancora in vita, Steve McCurry indubbiamente è uno tra i più conosciuti. Gli scatti del fotoreporter stanno facendo il giro del mondo e alcuni soggetti sono diventati patrimonio dell’uomo, tanto da essere presenti nella sua vita costantemente.
McCurry afferma: “… Direi che sono un fotografo di strada che ritrae – situazioni trovate – e il modo migliore di farlo è camminare per le strade e catturare la vita nel momento in cui accade, per caso”.
Le terre e le nazioni da lui visitate sono ancora tormentate e negli anni la sua testimonianza artistica ha bloccato nel tempo usi, costumi, tradizioni, scenari e vite che negli anni possono perdersi o scomparire a causa di conflitti, o uno stato dell’agire umano globalizzante.
L’iter professionale e artistico di Steve McCurry può essere visualizzato nella mostra a lui dedicata “Terre Alte”, presso il Palazzo delle Albere di Trento, dal 19/6 al 19/9/2021, all’interno di una sinergia museale tra Mart e Muse.
Come da denominazione data all’esposizione, il filo conduttore è la Montagna impressa in continenti lontani e suddivisa tra tematiche molteplici quali per esempio ritratti, paesaggi, periferie, scene e attimi di vita.
Steve McCurry attraverso i suoi scatti blocca, scrive e narra storie. In un certo senso testimonia e porta a conoscenza universi umani celati e non visibili dai mondi industrializzati.
Nei suoi viaggi, ossia rimanere in un luogo per un periodo di tempo, McCurry individua e rivela situazioni di fragilità, equilibrio ed enigma. Dalle sue fotografie, la visione tramite i suoi occhi e di coloro i quali si pongono innanzi, deve generare una tensione che unisce diversi sentimenti dialoganti in accordo al soggetto impresso.
Meraviglia, attesa, riflessione, sorpresa, sofferenza, gioia, silenzio, freschezza, storiografia e volontà di essere in quell’istante sono aspetti sempre presenti nei suoi scatti.
Tutto vive in situazioni e ambiti che Steve trova e seleziona creando visioni atte a determinare un’atmosfera.
In ombre, contrasti di colore, nuance derivanti dall’ambiente e dalla natura, tonalità divise tra essere impalpabili e palpabili la mostra di Trento scorre lungo 130 foto per storie semplicemente ambientali ma soprattutto umane.
Nei giorni in cui è stato scritto questo articolo/recensione la cronaca ci mette davanti alle vicende inerenti il ritiro dall’Afghanistan delle truppe USA e NATO, con la conseguente e prevedibile presa della capitale Kabul da parte dei Talibani. A questa azione politica, strategica e bellica il conseguente esodo e la ricerca di una fuga per coloro i quali non vedono un futuro nella nazione asiatica (per esempio collaboratori con le Nazioni straniere, attivisti, donne senza diritti ..), i luoghi e le genti ritratte da McCurry acquisiscono, in questa fase, una narrazione molto più energica e forte.


Bio Steve McCurry

Da circa 30 anni, Steve McCurry è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea. La sua maestria nell’uso del colore, l’empatia e l’umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili. Ha ottenuto copertine di libri e di riviste, ha pubblicato svariati libri e moltissime sono le sue mostre aperte in tutto il mondo.
Nato nei sobborghi di Filadelfia nel 1950, McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania State University prima di andare a lavorare in un giornale locale. Dopo molti anni come freelance, compie un viaggio in India, il primo di una lunga serie. Con poco più di uno zaino per i vestiti e un altro per i rullini, si apre la strada nel subcontinente, esplorando il paese con la sua macchina fotografica. Dopo molti mesi di viaggio, si ritrova a passare il confine con il Pakistan. Là incontra un gruppo di rifugiati dell’Afghanistan, che gli permettono di entrare clandestinamente nel loro paese proprio quando l’invasione russa chiudeva i confini a tutti i giornalisti occidentali. Riemergendo con i vestiti tradizionali e una folta barba, McCurry trascorre settimane tra i mujahidin e mostra al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando finalmente un volto umano a ogni titolo di giornale. Da allora, McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti.
I suoi lavori raccontano di conflitti, di culture che stanno scomparendo, di tradizioni antiche e di culture contemporanee, ma sempre mantenendo al centro l’elemento umano che ha fatto sì che la sua immagine più famosa, la ragazza afgana, fosse una foto così potente. McCurry è stato insignito di alcuni tra i più importanti premi della fotografia, inclusa la Robert Capa Gold Medal, il premio della National Press Photographers e per quattro volte ha ricevuto il primo premio del concorso World Press Photo. Il ministro della cultura francese lo ha nominato cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere e, più recentemente, la Royal Photographic Society di Londra gli ha conferito la Centenary Medal for Lifetime Achievement.
McCurry ha pubblicato molti libri, tra cui The Imperial Way (1985), Monsoon (1988), Portraits (1999), South Southeast (2000), Sanctuary (2002), The Path to Buddha: A Tibetan Pilgrimage (2003), Steve McCurry (2005), Looking East (2006), In the Shadow of Mountains (2007), The Unguarded Moment (2009), The Iconic Photographs (2011), Untold: The Stories Behind the Photographs (2013), From These Hands: A Journey Along the Coffee Trail (2015), India (2015), Leggere (2016), Afghanistan (2017), Una Vita Per Immagini (2018), Animals (2019), In Search of Elsewhere (2020).

di Alain Chivilò