Saverio Barbaro e il Maghreb - Alain Chivilò | Eventi Culturali | Art Musa
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Saverio Barbaro e il Maghreb

di Alain Chivilò

© Alain Chivilò

 

Il Maestro Saverio Barbaro è deceduto martedì 8 dicembre 2020. Come tributo si riporta traccia di un articolo (scritto dal critico e curatore d’arte Alain Chivilò) ormai datato nel tempo.
Saverio Barbaro (Venezia 1924 – Montorio, Verona, 8/12/2020).
Il pittore e scultore Saverio Barbaro nell’affrontare il così chiamato Mal d’Africa afferma: “da come parlo sono gravemente ammalato d’Africa. Tutto è grande, tutto è immenso. Lo spazio che ti da il deserto è tutto infinito e ti apre orizzonti con i suoi settanta gradi. Poi arrivi qui. Fa freddo e tutte le genti ti sembrano morti che camminano, ossia dei turisti”.
Parlare di Saverio Barbaro è come entrare nella storiografia antica in cui tematiche lontane si rendono attuali, perché riguardano quella sottile linea di confine tra mondo occidentale e orientale. Universi che in Barbaro non sono mai stati in conflitto, bensì in stretto rapporto e dialogo. Quasi novant’enne veneziano di nascita, ora vive nel veronese, non poteva che sentire proprio il legame con antiche civiltà che da prima dell’impero romano fino all’attuale cultura arabo-islamica sono state culla di civiltà come Bisanzio, l’attuale Siria e Tunisia per esempio. Il paesaggio orientale con i suoi soggetti, il Maghreb, il mal d’Africa che ne deriva sono messaggi di pace sempre inviati dal Maestro e che sono posti in evidenza come necessari dall’informazione mediatica della nostra storia in fasi cicliche.
Barbaro non poteva che sentire proprio il legame con antiche civiltà che da prima dell’impero romano fino all’attuale cultura arabo-islamica sono state culla di civiltà come Bisanzio, l’attuale Siria e Tunisia per esempio. Da pittore, il paesaggio orientale con i suoi soggetti, il Maghreb, il mal d’Africa che ne deriva sono messaggi di pace sempre inviati dal Maestro, ora sempre posti in evidenza dall’informazione mediatica come necessari della nostra storia in fasi cicliche. Il tempo del sud, diverso dal nostro, è mirabilmente rappresentato nelle tele e nella carta arche dal pittore Saverio Barbaro.
La sua tavolozza cromatica è straordinariamente ricca e intensa, presentando combinazioni inconsuete che rimangono a lungo nella memoria. La struttura dei suoi quadri è caratterizzata da un’estrema semplificazione e da una grande capacità di cogliere l’essenza di ciò che viene rappresentato.
La cultura mediterranea e del medio oriente attrae particolarmente l’artista che, dopo un periodo in Spagna, si è recato in Marocco, Tunisia e Algeria. Questo lo porta a conoscere ed a partecipare con impegno etico ed estetico al alcuni aspetti della cultura arabo-islamica, che tanta parte ha nella sua tematica pittorica. La lunga ed inesausta attività di Barbaro ha trovato quindi nel paesaggio orientale e del Maghreb un costante e ricco punto di riferimento: le abitazioni berbere, la vegetazione dei paesaggi desertici, le figure ritratte con pochi tocchi di linee e colori degli abitanti di questi luoghi lontani sono stati spunto inesauribile per un’attività che ha privilegiato l’amore per i viaggi e per i luoghi esotici.

di Alain Chivilò