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Robert Doisneau quotidiano

di Alain Chivilò

© Alain Chivilò


“Mi piacciono le persone per le loro debolezze e difetti. Mi trovo bene con la gente comune. Parliamo. Iniziamo a parlare del tempo e a poco a poco arriviamo alle cose importanti. Quando le fotografo non è come se fossi lì ad esaminarle con una lente di ingrandimento, come un osservatore freddo e scientifico. E’ una cosa molto fraterna, ed è bellissimo far luce su quelle persone che non sono mai sotto i riflettori”. Con questo aforisma, tra i molteplici a disposizione, si potrebbe riassumere l’approccio del fotografo francese Robert Doisneau (Gentilly 14/4/1912 – Montrouge 1/4/1994) abile lungo la sua carriera a carpire istanti di vita che si stavano prospettando innanzi.
Infatti, citando ancora il Maestro “le meraviglie della vita quotidiana sono emozionanti. Nessun regista cinematografico sarebbe capace di comunicare l’inatteso che si incontra per le strade”. Fermarsi, però, solo a queste affermazioni diventa riduttivo, poiché l’esplorazione eseguita lungo una carriera si attua in quasi 450.000 negativi.
Oggi, per comprendere la complessità dei suoi scatti, centotrentatre fotografie ben evidenziano il percorso fotografico di Robert Doisneau a Palazzo Roverella, Rovigo, all’interno di un contesto espositivo sempre più frizzante. La mostra dedicata al fotografo francese e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo sta avendo importanti riscontri, superando le 30.000 visite, ma soprattutto una proroga fino al 6 febbraio 2022.
All’interno del percorso espositivo, a cura di Gabriel Bauret, in differenti sezioni è possibile carpire l’abilità di Dosneau nel cogliere l’istante delle situazioni, tra spontaneità e costruzione, evidenziando come sin dagli anni Trenta fosse in sintonia nel trovare la situazione più consona al personale intendere di fare fotografia.
Dal così chiamato teatro della strada, agli interni e le rispettive scene, ai ritratti, fino ad arrivare a quelle situazioni atte a identificare la società del secolo scorso. Coadiuvati anche dallo Studio Esseci pronto a cogliere i molteplici trends, la mostra fotografica al Roverella cerca di portare il visitatore a una dimensione dialogante verso quelle atmosfere create dal bianco e nero.
Buona visione, dunque.

Concomitante a questa retrospettiva, da ricordare la mostra “70 anni dopo. La grande alluvione” presso il Palazzo Roncale di Rovigo, fino al 6 Febbraio 2022 (prorogata dal 30 Gennaio), per un doveroso approfondimento attraverso l’ambiente, l’istruzione, la cultura, la cronaca e la fotografia dell’alluvione avvenuta nel Novembre 1951. Buona visione.

di Alain Chivilò