Mario Sironi rivelato - Alain Chivilò | Eventi Culturali | Art Musa
Notizie

Mario Sironi rivelato

di Alain Chivilò
© Alain Chivilò

Il verbo rivelare per l’artista Mario Sironi ha senso come titolo introduttivo ma non certo all’interno della Storia dell’Arte Italiana.

Il mio maggior piacere è sempre stato
quello di trattare di cose d’arte
ed ho passato parecchie ore al tavolino
quando altri della mia età si divertiva.
(M. Sironi al cugino Torquato, 1903)

Il suo percorso è indubbiamente storicizzato lungo una figurazione divisa tra dramma e classicità. Paesaggi, mondi urbani, figure umane, architetture si dipanano nella sua produzione pittorica tra sintesi e forza all’interno di un universo dall’impostazione classica. Nelle composizioni spesso vive, si cela un eco di tragicità e drammaticità per vibrazioni sempre austere.
Un iter non facile da comprendere, ma soprattutto da estrapolare in riferimento alle sue opere, viene oggi esposto in una delle più importanti retrospettive a lui dedicate: “Mario Sironi. Sintesi e grandiosità”, Museo del Novecento, Piazza Duomo 8, Milano, dal 23 luglio 2021 al 27 marzo 2022.
Più di cento opere, per l’esattezza 110, tracciano ed evidenziano l’intero percorso espressivo del pittore nato a Sassari.
La mostra segna lo spessore di un’artista che per anni è stato “accantonato” a causa dell’adesione al partito fascista. Un episodio del passato fin troppo pesato dato che anche in area di sinistra, o altre ideologie, ci sono stati e ci sono tutt’ora dei personaggi discutibili che però non hanno subito tali forme di ostracismo.
L’esposizione, lungi da tali posizioni da confinare al bar dell’arte, mette in risalto i suoi cicli compositivi focalizzandoli tra gesto, segno, sentimento e pennello.
Storicamente, dopo l’adesione al Futurismo, Sironi nel 1922 fu tra i fondatori, con Bucci, Dudreville, Funi, Oppi, Malerba e Marussig, del Novecento Italiano. Il gruppo, animato da Margherita Sarfatti, espose per la prima volta a Milano alla Galleria Pesaro nel 1923 e si presentò ufficialmente alla Biennale di Venezia nel 1924 (senza Oppi). Subito dopo si sciolse, ma nel 1926 si rifondò con una grande mostra alla Permanente, che raccolse tutti i maggiori esponenti del Ritorno all’ordine. Negli anni successivi il “Novecento” organizzò mostre in tutta Europa. Sironi partecipò pienamente alle vicende del movimento, di cui condivise l’ideale di una forma solida e di una “classicità moderna”, cioè di una reinterpretazione libera e sintetica dei maestri del passato. Del “Novecento” disegnò gli unici manifesti (per le mostre alla Permanente, 1926, e a Zurigo, 1927) e ne difese animosamente le ragioni quando nel 1931-33, venne colpito da accese polemiche.
Un periodo ricco di creatività che determinò molte opere celebri.
Lasciando ora la scoperta al visitatore, lungo il percorso espositivo è possibile ammirare opere appartenenti al ciclo dei Paesaggi Urbani (la cattedrale 1921, sintesi di paesaggio urbano 1921, paesaggio urbano col tram 1925-28 …), della Figura Umana (Lazzaro 1946, il pescatore 1925, la fata della montagna 1928 …), della pittura murale degli anni Trenta, per arrivare agli ultimi anni di vita dell’artista costellati da momenti difficili di vita soprattutto familiare.
In conclusione, si riprende un passaggio dal testo di Anna Maria Montaldo: “… mai come nel contemporaneo, Sironi è un artista necessario. Di fronte a un suo lavoro, per chi si addentri nei dettagli delle composizioni, ci si immerge entro una forza sorprendente, una sintesi che fagocita i particolari pur non perdendo nulla nell’affondo anche delicato della raffigurazione che stupisce per velocità, irruenza, sapienza e peso narrativi. Come dire che la sua visione è dettata da una narrazione per – sostanze volumetriche – tra masse, collocata a un passo dall’astrazione, accostabile soltanto al grande Arturo Martini”.
Buona Visione.

Mario Sironi Biografia

Mario Sironi nasce a Sassari nel 1885 da Enrico, ingegnere milanese, e Giulia Villa, fiorentina. Un anno dopo la sua nascita la famiglia si trasferisce a Roma e nel 1898, a soli tredici anni, rimane orfano di padre. Nel 1902 si iscrive alla facoltà di ingegneria, che abbandona l’anno dopo per una crisi depressiva.
Frequenta invece la Scuola Libera del Nudo di via Ripetta e attraverso Boccioni e Severini, conosce Balla. Con Boccioni compie un viaggio a Parigi nel 1906. Due anni dopo si reca in Germania, dove tornerà nel 1910-11. Intanto, nonostante le ricorrenti crisi nervose, si dedica all’illustrazione e alla pittura.
Nel 1913 aderisce al futurismo, di cui dà un’interpretazione soprattutto volumetrica.
Allo scoppio della guerra si arruola nel Battaglione Volontari Ciclisti e poi nel Genio. Congedato nel 1919, si sposa con Matilde Fabbrini, da cui avrà due figlie (Aglae nel 1921 e Rossana nel 1929). La coppia si separerà nel 1930 e l’artista si legherà, tra alterne vicende, a Mimì Costa.
Nel 1919 si trasferisce a Milano. La sua pittura, che si concentra sul tema dei paesaggi urbani, si orienta verso forme potenti e sintetiche di ispirazione classica, segnate però da una drammaticità moderna.
Margherita Sarfatti è tra i primi critici a segnalarlo.
L’artista aderisce intanto al fascismo. Dal 1921 disegna illustrazioni per il Popolo d’Italia, con cui collabora fino al 1942 (dal 1927 al 1931 anche come critico d’arte). Nel 1922 è tra i fondatori del Novecento Italiano.
Negli anni Trenta abbandona il cavalletto e si dedica quasi esclusivamente alla pittura murale, di cui diventa il maggior teorico e artefice. Nel 1933 pubblica il Manifesto della pittura murale, firmato anche da Campigli, Funi e Carrà.
Il 25 aprile 1945 sta per essere fucilato e si salva grazie all’intervento di Gianni Rodari, partigiano ma suo estimatore. Il crollo dei suoi ideali politici e l’angoscia per la morte della figlia Rossana, che si uccide a diciotto anni nel 1948, lasciano un segno nella sua pittura, in cui la tensione costruttiva si lascia incrinare da un senso di frammentarietà. Mario Sironi muore a Milano il 13 agosto 1961.

di Alain Chivilò