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Jim Dine Roma 2020

Jim Dine
Roma, Palazzo delle Esposizioni 11/2 – 26/7/2020
di/by @ Alain Chivilò

Il verbo divergere definisce nella sua articolazione un movimento verso direzioni diverse, o essere in contrasto, oppure essere nettamente diverso. In base alle sfumature dialettiche, il termine indica un soggetto o una metodologia interdisciplinare che non si conforma a una sola specificità. Di conseguenza, non si tratta di fare molte situazioni male (come spesso si evidenzia in Italia), bensì di conoscere e occuparsi di ambiti diversi con piglio. Questa premessa è utile ad inquadrare Jim Dine (Cincinnati 16/6/1935 – ), un’artista poliedrico lungi dall’essere classificato in un unico stile. Roma, Palazzo delle Esposizioni, ha dedicato un’ampia retrospettiva all’artista Statunitense (11/2 – 26/7/2020) intervallata purtroppo dal lockdown causa pandemia Covid-19/ Coronavirus. La mostra è stata ben articolata lungo sessant’anni di carriera partendo dagli happening e dalle performance dagli anni ’60, la commistione tra immagini e parole, la nuova vita concessa ad oggetti d’uso comune, fino al dialogo tra differenti e opposte coordinate della cultura. Quadri, sculture e installazioni tutte sorte e generatesi nella vita di Dine attraverso infiniti elementi autobiografici. Infatti non esiste una “differenza tra le docce, le asce, i martelli perché sono tutte metafore, sostituti avidi di cose umane”, come il Maestro indicò. Dunque dalla quotidianità, gli oggetti in lui s’interiorizzano per espressioni, significati e concetti criptici. Tutto ruota all’interno della soggettività che lega il messaggio creativo con quanto la stessa esprime. Il comune utilizzo diverge dalla sua funzione, unendo sensibilità appartenenti alla psiche dove ogni forma d’esperienza vive in maniera a se stante. Jim Dine è lungi dall’essere inserito nel termine Pop, anzi si allontana da quanto appartenente all’oggetto commerciale e di massa (Warhol), ma entra con i dovuti distinguo, in una ricerca colta da Robert Rauschenberg e Jasper Johns.  A tali disamine, Dine appartiene maggiormente ad un concetto espressivo appartenente alla composizione della natura morta, all’interno della quale proprio una visualizzazione silente si compone di molteplici combinazioni tra oggetti, concetti e significati nel contesto. All’interno di ulteriori cicli proposti nella sequenza espositiva spicca quello del cuore, una tematica nata in lui da un’esperienza dedicata al teatro (1966), ripresa in anni successivi, per un approccio sempre lontano da una possibile riconduzione a canoni Pop Art. In conclusione, come indicò Alain Solomon nel 1964, l’equilibrio portato avanti da Jim Dine lungo una disamina della natura, del gusto attraverso un equilibrio estetico è stata ed è tutt’ora molto ampia rispetto altri suoi colleghi. La mostra è stata testimoniata da un ricco e ben argomentato catalogo.