Georgia O'Keeffe a Parigi - Alain Chivilò | Eventi Culturali | Art Musa
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Georgia O’Keeffe a Parigi

di Alain Chivilò

© Alain Chivilò


Parigi, Centre Pompidou e la Francia oltre ad ospitare l’impacchettamento postumo di Christo, dedicano una delle più importanti retrospettive all’artista Statunitense Georgia O’Keeffe. Un centinaio circa di opere testimoniano un iter artistico per una delle più conosciute pittrici di oltre oceano.
Cresciuta nel Wisconsin (Sun Prairie 15/11/1887), il suo percorso nell’arte iniziò attraverso l’astrazione per rappresentare e comunicare un personale approccio, idea e sentimento. Utilizzando il carboncino delineò astrazioni che, grazie a un’amicizia, furono visionate da Alfred Stieglitz, mercante e fotografo tra i più influenti negli Usa all’epoca e negli anni a seguire futuro marito della stessa O’Keeffe.
Stieglitz espose nel 1916, per la prima volta, le sue opere e in neanche una decade Georgia Totto O’Keeffe raggiunse il traguardo di essere una delle più note pittrici in America.
Tra i suoi soggetti, indubbiamente, i grattacieli di New York e i fiori dall’eco esplicitamente erotico trovarono apprezzamenti per una platea rivolta al futuro. Infatti, tali visioni e raffigurazioni la inserirono come artista nel Modernismo, movimento di rottura con il passato per ricercare nuove forme espressive. Storicamente, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento con maggiore enfasi dopo la Grande Guerra, si accelerò una fase di sperimentazione artistica con l’intento di abbattere barriere poste in precedenza.
Fu invece l’estate del 1929 durante un viaggio di O’Keeffe nel nord del New Mexico a segnare una nuova tappa del suo intendere di fare arte, mettendosi in sinergia con una cultura locale ispanico-americana, ma soprattutto con un nuovo paesaggio tendente a una Metafisica essenzialità con interventi cari al Surrealismo.
Da qui in avanti il New Mexico fu il territorio che le permise di spaziare verso nuove figurazioni, fornendo e apportando concettualità maggiormente Stelle e Striscie al Modernismo elaborato e fatto in Usa.
Figurazioni per astrazioni mentali che dagli anni ‘50 assunsero ambiti internazionali grazie a nuovi viaggi svolti in diverse località del mondo.
All’età di 73 anni trattò la tematica delle vedute aeree di cielo e nuvole.
Fino a che gli occhi le permisero di essere indipendente, dipinse autonomamente fino al 1972, tanto da affermare negli anni successivi “Posso vedere cosa voglio dipingere. La cosa che ti fa venire voglia di creare è ancora li”.
Morì il 6 Marzo 1986 a Santa Fe.
La retrospettiva del Centre Pompidou – strutturata in otto sezioni tra La Galerie 291, Premières œuvres, Vers l’abstraction, De New York à Lake George, Un Monde végétal, Assements et coquillages, Le Nouveau-Mexique e Cosmos – permette di comprendere uno spirito che, al di là della relazione con uno dei più potenti galleristi americani dell’epoca (ambito da non essere disdegnato quando succede specialmente oggi), interpretò un’astrazione figurativa indipendente e sensibile nei confronti della Natura e di tutto quello che amava vedere e interpretare artisticamente.
Un modernismo forse più moderno degli anni cui stiamo vivendo per erotismi non banali ma atti a creare nuove visioni soprattutto verso un’arte, contro gli stereotipi esistenti dell’epoca, esercitata e interpretata dalle donne.
Nella mostra “Georgia O’Keeffe” a Parigi è possibile visualizzare, dunque, tutto questo in più di cento opere ma non solo, poiché una visione e una visita diretta con le sue forme espressive, senza filtri intermedi, sono sempre la migliore soluzione che un essere umano possa compiere.

di Alain Chivilò