Federico Fellini Un Museo diffuso a Rimini - Alain Chivilò | Eventi Culturali | Art Musa
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Federico Fellini Un Museo diffuso a Rimini

di Alain Chivilò
© Alain Chivilò


Il Museo dedicato a Federico Fellini e al mondo del Cinema e della Cultura su celluloide ha aperto al pubblico giovedì 19 Agosto 2021. Un luogo non statico ma in costante contatto con la città natia e ospitante: Rimini.
Tre luoghi per un concetto espositivo “diffuso”: Castel Sismondo, Palazzo del Fulgor, Piazza Malatesta.
Come ulteriore rafforzativo alla bontà del progetto, in occasione del palcoscenico offerto dalla Serenissima durante la Mostra del Cinema, il Ministro della Cultura Dario Franceschini presenterà l’intero concept martedì 31 Agosto a Lido di Venezia.
Fellini Museum ripercorre l’agire del regista Federico Fellini mappando, attraverso un allestimento immersivo e coinvolgente, il suo genio e le sue creazioni creando un ponte generazionale con la contemporaneità, affinché si determini un dialogo, non utopico, ma continuo con la Città di Rimini e i suoi visitatori.
Attraverso un aforisma del regista “Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare” si potrebbe trovare una sintesi a questo progetto museale, dedicato alla sua Arte. Dunque – mostrare – la sua creatività vincente rispetto a un business del Cinema “macabro e grottesco” … come indicò lui stesso … “diviso tra una partita di calcio e un bordello”.
Per chi non lo sapesse, chi fu Fellini? Usando un’iconica definizione Federico Fellini (Rimini, 20/1/1920 – Roma, 31/10/1993) è stato un regista, sceneggiatore, fumettista, attore e scrittore italiano, ma soprattutto, personalmente, ha tracciato con ironia, sagacia, astrazione, concettualità, surrealismo e filosofia una società tra pregi e difetti.
Il Fellini Museum, tempio a lui dedicato, si dipana dunque lungo tre luoghi situati nel centro storico di Rimini:
Castel Sismondo, la rocca del Quattrocento al cui progetto contribuì Filippo Brunelleschi;
Palazzo del Fulgor, un edificio di origine settecentesca, dove a piano terra ha sede il Fulgor, leggendario cinema immortalato in Amarcord e ora riallestito con le scenografie progettate dal tre volte Premio Oscar Dante Ferretti;
Piazza Malatesta, una grande area urbana, con porzioni a verde, arene per spettacoli, installazioni artistiche, un immenso velo d’acqua a rievocare l’antico fossato del castello e una grande panca circolare che, come nel finale di 8½, vuole essere un inno alla vita, alla solidarietà, alla voglia di stare assieme.
Avvalendosi della guida rilasciata dal Museo e dall’Ufficio Stampa, alcune informazioni:
a Castel Sismondo il percorso espositivo inizia con una sala dedicata alla produzione del più giovane Federico Fellini, in veste di scrittore satirico, giornalista e disegnatore di vignette e caricature. La filza di fogli, sospesa al centro dello spazio, è il simbolo che evoca l’attività giovanile del Maestro ricordando l’archiviazione dei documenti cartacei che si otteneva “infilzando” con ago e filo una certa quantità di fogli che si voleva conservare, e che diventava quindi una “filza”. Qui rivivono un repertorio di personaggi e trovate surreali come Pinocchio, Bibì e Bibò, Arcibaldo e Petronilla e le tavole di Antonio Rubino sul “Corriere dei Piccoli”. È con lo sguardo a quel mondo, ma con una propria originale cifra, che Fellini disegna, prima per divertimento poi per lavoro, e comincia a scrivere per il cinema.
Presto arriva l’immagine iconica di Giulietta Masina alla quale è dedicata la seconda sala, che raccoglie in una sorta di fregio continuo e animati i suoi primi piani, dal ruolo di Gelsomina ad altre interpretazioni. Le strisce di juta sulle quali sono proiettate le immagini di Giulietta nascono da un motocarro “Ercole-Guzzi”, parcheggiato sul fondo della sala, che evoca quello di Zampanò, personaggio maschile de La Strada.
Nella terza sala è protagonista lo strumento cinematografico dell’espressività felliniana: il braccio estensibile dolly. Dispositivo di trasmissione che esalta la mobilità della macchina da presa ampliandone la ricchezza espressiva, il dolly è anche traduttore delle cadute metafisiche dei protagonisti di Fellini, come l’incerto deambulare dell’alter ego Marcello Mastroianni in film come La dolce vita o 8 e ½. In questa sala il braccio mobile è montato sul camioncino azzurro che ricorda la scena del Grande Raccordo Anulare in Roma, e alla sua sommità sono installati tre video-proiettori che proiettano questa e altre sequenze in cui il regista utilizza il dolly.
Il percorso prosegue tra diversi artifici visivi e innovazioni di comunicazione che consentono di estrapolare gli elementi dell’arte di Fellini. Ad esempio le magiche presenze di elementi della natura – il mare, la luna, ma anche le manine o le foglie caduche, il vento o la neve – che conducono alla rarefazione del pensiero razionale, verso l’ampliamento di un visibile incerto ma che sembra quasi farsi tattile. La quarta sala è dedicata, infatti, a “Il mare a Rimini” ed è composta da quattro allestimenti: il primo è “Il pontile del porto”, una passerella sulla quale i visitatori attraversano un mare azzurro virtuale e dalla quale si aprono botole concepite come portali temporali che mostrano film amatoriali del passato legati al mare e alla città, finché il pontile si trasforma in una rampa di lancio verso l’orizzonte creativo del passato simboleggiato dal set dove s’incontrano i saperi artigiani di falegnami, scenografi e costumisti, oltre alle personalità più in vista del tempo; all’estremità del pontile un megafono montato su una sedie da regista e un tripode da cinepresa ricordano che qualsiasi film realizzato de Fellini è nato in quella pentola ribollente, in quell’ambiente al tempo stesso caotico e silenzioso dei suoi set; questo secondo allestimento, “È tutto un set!”, è seguito dal terzo “Il nonno della nebbia” che evoca, su quattro schermi traslucidi, la sequenza di Amarcord nella quale il nonno uscito dalla porta di casa si perde nella nebbia, a simboleggiare l’esperienza del limite per liberare l’uomo dalla paura della morte; anche il mare nella sua simbologia rimanda a questo sentimento panico di struggente malinconia e così il quarto intervento “II mare a Rimini” rappresenta un orizzonte lontano, fascinoso eppure temuto, nell’ondeggiare di un leggero tessuto che si esaurisce in prossimità del pontile. Nella quinta sala è la volta di La dolce vita, film che riesce a cogliere la fragilità dell’apparente trionfo storico ed economico del boom italiano, illuminando la frattura tra ragione e desiderio, convenzioni sociali e impulsi umani. Le immagini di Marcello Mastroianni e di Anita Ekberg, che qui rivivono in installazioni audiovisive, diventano icone internazionali del grande cinema italiano ma anche emblema dei moti più segreti e contraddittori dell’animo umano. Si prosegue con la sesta sala destinata ai provini e agli aspiranti attori che scrivono a Fellini candidandosi per i suoi film. Uno specchio magico dove il visitatore si riflette attiva una galleria d’immagini delle mitiche “buste” dove il regista teneva le “facce” e la corrispondenza con le comparse, un viaggio nell’immaginario e nelle aspirazioni segrete di molti, reso possibile grazie alla collaborazione con la Fondation Fellini pour le Cinéma di Sion.
Fellini schizza bozzetti, tratteggia acconciature, immagina il maquillage dei suoi personaggi, offrendo potenti suggestioni visive ai grandi costumisti e scenografi che lavorano con lui. Gli abiti da scena, come quelli de Il Casanova che fecero vincere a Danilo Donati il suo secondo Oscar, sono i protagonisti della settima sala: come le tradizionali specchiere delle sartorie divise in modo prismatico, l’installazione propone tre monitor che riflettono in movimento ciò che è immobile, il costume di scena.
Dalla moda ai media, l’ottava sala è quella delle pubblicità fantastiche, dove sono proiettati sia filmati commerciali realizzati per aziende sia sequenze completamente inventate per i film. Il rapporto di Fellini con la “réclame” passa, infatti, dalla rivisitazione in chiave grottesca al rifiuto totale sino all’accettazione di celebri committenze.
La nona sala è concepita come uno spazio di pausa lungo il percorso espositivo, dove la voce della poetessa Rosita Copioli racconta l’interesse del Maestro per la letteratura e i fumetti, e la sua passione per le scienze occulte e l’esoterismo. Deriva in parte da qui l’idea di trascrivere e disegnare i propri sogni, suggerita al regista dallo psicanalista Ernst Bernhard: la decima sala consente di sfogliare virtualmente Il libro dei sogni, attraverso la leggerezza del soffio del visitatore, suggerito dalla presenza di una piuma sospesa sulla bacheca con uno dei volumi originali. C’è poi la camera della musica – undicesima sala – che esalta la connessione tra filmografia e suono: un’enorme sfera di acciaio come nel film Prova d’orchestra è dedicata a compositori e musicisti, come il maestro Nino Rota che incanta Fellini nel 1952 ne Lo sceicco bianco e lo accompagna fino al 1979.
Da qui, nella dodicesima sala, un confessionale creato da quattro strutture come quelle che si osservano in alcune scene di 8 e ½ raccolgono testimonianze dei collaboratori e professionisti che hanno accompagnato il regista durante la sua carriera: sceneggiatori, scenografi, costumisti, direttori della fotografia, aiutoregisti, musicisti, montatori, e poi macchinisti ed elettricisti, falegnami e stuccatori, decoratori e carpentieri. Senza presupposti ideologici vincolanti, ma con la capacità di illuminare squarci sulla storia, sul costume, sulle aspirazioni dell’Italia contemporanea, lo sguardo di Fellini reinventa un’Italia resa florida dal boom economico ma attraversata ancora da povertà e arcaici retaggi culturali. Quest’idea del tempo che diventa storia è simboleggiata dal ritmo di un’altalena che, come un pendolo o un metronomo, ondeggia al centro della tredicesima sala.
Ed è sempre legata allo scorrere del tempo la quattordicesima sala dedicata al fondo fotografico felliniano che rivive in raccolte virtuali: da un lato l’invenzione della figura del “paparazzo”, dall’altro gli scatti presi durante la realizzazione dei film o ancora fotografie divenute icone mondialmente riconosciute, imitate, riprodotte. Oltre che con le immagini, la memoria si conserva anche nelle parole: i film e la figura di Fellini hanno, infatti, suscitato una mole immensa di riflessioni critiche, in tutto il mondo.
Ai suoi scritti personali, alle interviste, ai testi per la radio, agli scritti umoristici, alla stesura delle sceneggiature dei suoi film, si sono affiancati negli anni migliaia di pubblicazioni sul suo lavoro, in una profusione senza pari di riflessioni storico-teoriche. È questo mondo di libri a essere ricreato nella quindicesima sala dove sono mostrati virtualmente gli scritti sul regista e sulla sua attività cinematografica, come un’immaginaria biblioteca grande quanto il mondo. In un impatto psichico capace di scatenare dimensioni poetiche inaspettate, la vocazione all’atto creativo di Fellini è attratta da processi formali lontani dall’idea di un semplice realismo.
La materia filmica procede oltre l’apparenza delle cose, in un precipitato estetico privo di reti di protezione. Dal vorticoso mélange di questo tsunami, dal mix fra scarti documentari e scene madri, emerge allora un richiamo a quella libertà scaturente dalla vita stessa delle immagini ricombinate. É in quell’acrobatico confine fra progettazione del film e ascolto dell’epifanico che il respiro creativo di Fellini si plasma in una mescolanza magica.
A evocare questo fenomeno, periodicamente, ma in modo aleatorio, le installazioni multimediali in tutte le sale del Museo sono interessate dalla grande onda virtuale dello “Tsunami Fellini”: il regista parla e commenta visioni, pensieri e momenti della sua vita. Nella sedicesima sala del “Diario dello Tsunami Fellini”, che conclude il percorso museale, sono raccolte in sequenza e in un solo sguardo tutte le “ondate”.

Dati tecnici:

Approvazione progetto esecutivo: Ottobre 2019
Inizio lavori: Maggio 2020
Fine lavori: Agosto/Settembre 2021

La superficie espositiva delle 16 sale di Castel Sismondo è così divisa:
• Pianoterra 458 mq
• Ammezzato 199 mq
• Primo piano 402 mq

La superficie espositiva di Palazzo del Fulgor è così divisa:
• Pianoterra 38 mq
• Primo piano 118 mq
• Secondo piano 392 mq
• Terzo piano 29 mq
Per un totale di ca 1.650 mq di spazi espositivi.

A Castel Sismondo sono installati:
• 33 proiettori
• 34 monitor
• 26 schermi
Il Velo d’acqua si compone di:
• 2 fontane ampie 900 mq e profonde 5 cm
• 124 pozzetti che ora inondano ora prosciugano la vasca
• 48 ugelli nebulizzatori, collocati lungo la passerella e il perimetro della vasca che formano nuvole di nebbia.
La panca Circo della Vita installata a Piazza Malatesta ha un raggio di 8 metri e mezzo e s’illumina con più di 400 led.
Una rete di relazioni e di collaborazioni che ha consentito al Museo di offrire oltre 5 ore di conte-nuti audiovisivi, di cui la circa metà tratti da film di Fellini e l’altra metà costituita da materiali di repertorio per raccontare, attraverso il cinema del regista riminese, la storia degli ultimi 100 anni del nostro Paese.

Durata minima della visita: 1h30’’
Durata media: 2h30’’
Durata totale: 5h30’’

Info pratiche:

fellinimuseum.it
+39 0541 704494

Orario Estivo:

(1 giugno – 31 agosto) martedì, giovedì, sabato, domenica e festivi: dalle 10.00 alle 19.00
mercoledì e venerdì: dalle 10.00 alle 19.00 e dalle 21.00 alle 23.00
Chiuso: lunedì non festivi.

Orario Invernale:

(1 settembre – 31 maggio) dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00
sabato domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00
Chiuso: lunedì non festivi.

Biglietti

biglietto intero € 10
biglietto ridotto € 8
biglietto unico Art Card: Fellini Museum, Part, Museo della Città, Domus del Chirurgo: Euro 18 (intero) e Euro 14 (ridotto).


di Alain Chivilò