Fabrizio Plessi in Piazza San Marco - Alain Chivilò | Eventi Culturali | Art Musa
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Fabrizio Plessi in Piazza San Marco

di Alain Chivilò
© Alain Chivilò

Nelle cascate d’oro è racchiusa la scritta Pax Tibi, l’incipit della locuzione stampata sul Vangelo che il leone veneziano tiene tra le zampe. Pax Tibi, Marce, evangelista meus, Pace a te, Venezia, senza tempo come il nobile e puro materiale. L’oro a Venezia è simbolo, è anche sapienza artigiana di indoratore, che Fabrizio Plessi traduce in un flusso digitale contemporaneo, a saldare come sempre l’apparente opposizione fra elementi primordiali e tecnologie, natura e artificio, tradizione e futuro. Le finestre del Museo Correr, nel lato di Piazza San Marco opposto alla Basilica, sono la sede dell’apparizione scenografica, luminosa e sonora, di cascate d’oro senza origine né fine, di un potente e dirompente loop magmatico che si mostra nelcuore di quella che fu la Serenissima.
L’Età dell’Oro è un tempo sospeso e circolare,che senza nostalgia ma con concreto senso del presente avvolge Venezia, città oggi ferita ma di eterna incorruttibile bellezza che a tutto sopravvive. L’arte qui non inganna, l’immateriale tecnologico non si finge altro ma espande in una fluida eternità l’aurea materia, a pervadere il tempo e lo spazio della città di pietra avvolta dalla laguna e dalle infinite rifrazioni della luce.Nel luogo che vent’anni fa ospitò l’installazione Waterfire Fabrizio Plessi con L’Età dell’Oro torna, allo scadere dei suoi ottant’anni, con un omaggio profondo e commosso alla sua città d’elezione e di vita, prologo della grande retrospettiva che con lo stesso titolo aprirà nell’autunno nella Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro.

Biografia

Fabrizio Plessi è nato a Reggio Emilia nel 1940. Vive e lavora a Venezia. È uno dei pionieri della videoarte in Italia e il primo ad aver utilizzato il monitor televisivo come un vero e proprio materiale, dentro cui a scorrere è un flusso inarrestabile di acqua e fuoco digitale (la sua prima videoinstallazione risale al 1970).
Le sue numerose partecipazioni alla Biennale di Venezia fin dal 1970 (qui presenta per la prima volta il suo lavoro al padiglione sperimentale) o a festival di cinema e danza internazionali lo pongono da sempre come un artista dalle innovative e anticipatrici sperimentazioni.
Ha collaborato con il teatro e la televisione e nei suoi progetti il video s’integra con l’architettura e con gli elementi primari, siano essi carbone, legno, marmo, travertino o ferro. La tecnologia, insomma, è una materia umanizzata con cui convivere piuttosto che lottare. Nonostante ciò, il disegno (ne ha realizzati oltre 15 mila) rimane ancora oggi uno dei suoi fondamentali stimoli creativi e progettuali.
In ambito internazionale ha partecipato a importanti rassegne come Documenta di Kassel o grandi antologiche tenute nei vari musei del mondo: dal Guggenheim di New York a quello di Bilbao, alle Scuderie del Quirinale di Roma, dal Martin-Gropius-Bau di Berlino all’IVAM di Valencia, dal MoCA diSan Diego al Museo Ludwig di Budapest e Koblenz, dal Kestner Gesellschaft di Hannover al Kunsthistorisches di Vienna e alla Fondazione Mirò di Barcellona.
Plessi ha realizzato opere particolarmente imponenti e spettacolari. Nel 2005, per esempio, in occasione della Biennale di Venezia, ha collocato di fronte all’entrata dei Giardini Mare Verticale: una barca disposta verticalmente che emerge dall’acqua della laguna per 44 metri di altezza, percorsa da una cascata d’acqua tecnologica.
Nel 2011, poi, il Padiglione Venezia della Biennale ha riaperto dopo anni di chiusura con un suo significativo progetto. Di particolare significato le sue installazioni site-specific create per spazi antichi, gotici, rinascimentali e monumentali come Piazza San Marco a Venezia, la Valle dei Templi di Agrigento, la Lonja di Palma di Maiorca o la Sala dei Giganti di Palazzo Te a Mantova, a dimostrazione di un’attenzione per la classicità confermata anche dalle scenografie elettroniche realizzate per Titanic, Icarus, L’opera da tre soldi, Romeo and Juliet e Sogno con musiche di Michael Nyman e Elvis Costello.
Nel 2015 ha rappresentato con una monumentale scultura architettonica il Padiglione della Bielorussia per Expo Milano, mentre a Venezia si è tenuta la mostra Liquid Life/Liquid life nelle sedi espositive dell’Arsenale e della Galleria G. Franchetti Ca’ d’Oro; nel 2017 ha ideato per il Teatro La Fenice di Venezia FenixDNA, una suggestiva opera d’arte totale, immersiva e multisensoriale. Nel 2018 il museo Pushkin di Mosca gli ha dedicato la personale The soul of stone.
Nel 2019 il Museo di Palma di Maiorca ha realizzato una retrospettiva sugli ultimi trent’anni del suo lavoro, mentre a Roma un nuovo settore dei sotterranei delle Terme di Caracalla ha aperto al pubblico con la mostra Il segreto del tempo. Al Passo del Brennero è stato inaugurato nel novembre 2013 l’avveniristico Plessi Museum, interamente progettato dall’artista come un’enorme opera di architettura, scultura e design che si integra perfettamente con la visione naturalistica dell’ambiente circostante. È stato professore di Umanizzazione delle Tecnologie alla Kunsthochschule für Medien di Colonia e, sempre per la medesima istituzione, è stato titolare della cattedra di Scenografie Elettroniche.

Fabrizio Plessi
L’Età dell’Oro
Museo Correr, Piazza San Marco
dal 1 settembre al 6 gennaio 2021

di Alain Chivilò
via Ufficio Stampa Fondazione Musei Civici di Venezia.