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Donald Judd Moma 2020

Donald Judd
Moma 2020
di/by @ Alain Chivilò

Come siamo a conoscenza già da diversi mesi, la pandemia Covid-19 / Coronavirus ha bloccato temporaneamente l’iter espositivo già programmato a livello internazionale. Tra l’inverno/primavera 2020 il museo Moma di New York aveva programmato la più importante mostra degli ultimi anni dedicata allo scultore statunitense Donald Judd (Excelsior Springs 3/6/1928 – New York 12/2/1994), riconosciuto come il padre del movimento artistico noto come Minimalismo. La mostra del Museum of Modern Art, aperta e poi chiusa ma ora visibile on-line, ha tracciato l’intero iter espressivo del Maestro. Con questo scritto si testimonia l’essenza della mostra attraverso cinque fasi evolutive poste dai curatori per articolare il percorso. “Ho sempre considerato il mio lavoro un’altra attività di qualche tipo. Di certo non pensavo di fare sculture”: con tale affermazione Judd si soffermò sulla sua attività creativa.

Gli esordi 1960-63

Judd era conosciuto più come critico d’arte che artista: dal 1959 al ’65 scrisse seicento recensioni. Osservare l’arte di altri gli permise altresì di analizzare e cercare un suo stile tanto da evolvere i suoi quadri verso una terza dimensione grazie anche all’inserimento di elementi quotidiani. Nasce da qui la prima esposizione del 1963 presso la Green Gallery con box di materiali poveri, colorati di rosso cadmio vivace per definire maggiormente contorni e angoli.

Fabbricazione industriale 1964-65

All’inizio del 1964, Judd comprende dalla Bernstein Brothers Sheet Metal Specialities come le lamine di metallo possano essere utili. Infatti proprio quelle lamine usate per prodotti industriali, attraverso sue dirette istruzioni, divennero oggetti di creazione artistica. Nascono i primi “Stacks” elaborati da materiali quali ferro, acciaio e plexiglas. Da questa fase in avanti, tali opere furono esplorate tra misure, colori e materiali.

Moduli di firma, fine anni ‘60

Nel 1968 al Whitney Museum of American Art, New York, Judd espose trenta opere per la prima volta in un museo. Artisticamente lo pose leader del Minimalismo, termine sempre da lui disconosciuto. Agli stacks seguirono opere murare note come “Progressions” (dalla sequenza di Fibonacci), “Bullnose” e “Channel”.

Sul posto, anni ‘70

Nella nuova decade Donald Judd si pose la questione di come far dialogare le sue creazioni all’interno di uno spazio o meglio: definire e occupare lo spazio sia all’interno, sia all’esterno. Proprio da qui trovò in Marfa l’area del Texas occidentale per creare una base logistica e creativa caratterizzandolo fino alla morte.

Nuove direzioni, 80/94

Judd, partendo dal suo iniziale essere pittore, concentrò il suo sguardo nel colore. Grazie alla tecnologia presso l’azienda Svizzera Lehni AG (prodotti d’alluminio), lo scultore americano andò ad affermare come volesse “tutti i colori presenti subito. Non volevo combinarli. Volevo subito una molteplicità che non conoscevo prima”.

In conclusione, all’interno di questo articolato iter qui semplificato, la retrospettiva del Moma si pose l’obiettivo di codificare un iter artistico unico. Ora, a testimonianza rimane il catalogo ordinabile o acquistabile in loco, anche se in tempi di virus la spedizione dagli Stati Uniti può diventare un problema.