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Jacques Villeglé urbanesimi

di Alain Chivilò

© Alain Chivilò


Uno tra i più importanti Maestri del Novecento ancora in vita è deceduto lunedì 6 Giugno 2022 a Parigi. Nato a Quimper il Quimper, 27 marzo 1926, Jacques Villeglé ha sempre ricercato una via moderna alla rappresentazione artistica per slegarsi da quanto indicato fino a poco prima. Nell’immediato dopoguerra sentì la necessità di allontanarsi dalla figurazione e dai canoni in voga in quel periodo. In un incontro cordiale, qualche domanda a distanza di anni.

Intervista

Alain Chivilò

In una società sempre più globalizzata cosa possono dire oggi i segni “socio – politici”?

Jacques Villeglé

E’ un’estrapolazione della società, del mondo politico e della finanza usando questi segni per creare una scrittura tipica del periodo in cui viviamo. Parlano di temi contemporanei nati dalla scrittura e dall’utilizzo stesso del segno come può essere il simbolo del dollaro, dell’euro e di altri. E’ un mix tra simbologia e linguaggio.

Com’è nata l’idea di strappare i manifesti dalla strada?

Il periodo era il dopo guerra e tutto quello che si stava sviluppando proveniva dalla liberazione appena ottenuta. Nel 1947 nella spiaggia di Saint Malo ho pensato di utilizzare il fil di ferro per i miei primi lavori. Il mio scopo era di ricreare un’arte che partisse dal recupero di oggetti del quotidiano. Nel periodo bellico in Francia non c’era stato nessun segnale per quanto riguarda l’arte e di conseguenza rimanevano maestri come Picasso e Matisse per esempio. Ecco che diventava fondamentale superare questi artisti con un gesto diverso. Mi sono ispirato partendo dai concetti del Futurismo e da sceneggiature che vidi rappresentare nei teatri, concentrandomi in sintesi sul quotidiano. Il tutto è stato spontaneo.

A distanza di una decade dagli ultimi strappi come li interpreterebbe oggi?

Ho abbandonato gli strappi per ragioni fisiche in quanto era troppo difficile strapparli dalla strada. L’azione stessa era diventata faticosa. Oggi come allora la rappresentazione non cambierebbe. C’è comunque un’evoluzione con il nuovo ciclo. Gli strappi sono anonimi perché l’autore dei manifesti è sconosciuto, ora invece con i segni socio – politici sono diventato autore. Molti segni che utilizzo non sono però inventati da me e continuano a mantenere una sorta di anonimato. Ad ogni modo recupero questa simbologia con un gesto pittorico che crea, diventando ora io stesso autore. Mantengo una distanza perché faccio delle interpretazioni enciclopediche.

Klein, Arman e Rotella, che ricordo ha di questi autori?

Il mio percorso artistico è diverso da questi autori. Io ho iniziato nel 1947 e loro sono venuti poco dopo. Arman ha esposto alla I Biennale di Parigi nel 1959 con lavori di dripping, quindi una pittura di fondo utilizzata. Klein aveva avuto delle influenze dal Giappone. Rotella ha avuto un’origine pittorica nel suo agire artistico e ricordo che staccava interamente il manifesto dal supporto della strada per strapparlo successivamente in studio, ponendo a differenza di me la sua firma nelle opere. Il mio pensiero invece è di recupero. Il Nouveaux Realisme è un movimento breve associato a Pierre Restany e non era molto legato ai lavori dei singoli artisti. Infatti i singoli autori si distinguono molto nelle loro filosofie creative.

Considerata la brevità, cosa ha rappresentato per lei il Nouveaux Realisme?

L’esposizione del 1960 fatta insieme a Klein, Tinguely, Dufrene, Hains. Il movimento è nato e morto li.

Padova, 23/1/2011

di Alain Chivilò

Intervista del 23/1/2011 by © Art Musa © Alain Chivilò