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Jacques Mahé de la Villeglé strappi e lacerazioni urbane

di Alain Chivilò

© Alain Chivilò


La notizia è ora ufficiale. Riposa in pace Jacques Mahé de la Villeglé. Il Maestro Francese è morto lunedì 6 giugno 2022, a Parigi, all’età di 96 anni. L’annuncio mediatico è stato dato il giorno seguente dal Centre Pompidou.
Uno tra gli ultimi decani dell’Arte e del Novecento ha lasciato la vita terrena attraverso un iter artistico che ha cercato di proporre una realtà visiva con modi e mezzi non convenzionali attraverso una nuova ricomposizione urbana.
I suoi manifesti lacerati e strappati rivivevano nella semplicità del suo intervento, lasciando tracce artistiche prese da un muro o da altri supporti, sempre visibili lungo le strade della città, esternamente al suo studio. Sovrapposizioni di memorie comunicative per un dotto assemblaggio. In sintesi, Jacques Villeglé ha creato e fornito in una nuova veste linguaggi urbani per infiniti alfabeti fatti di immagini, colori, parole, simbologie e segni.
Di origine bretone, nato nel 1926 a Quimper, visse e lavorò a Parigi. Villeglé fu conosciuto anche per l’appartenenza al movimento del Nouveaux Réalisme, teorizzato da Pierre Restany, con gli artisti Hains, Arman, Dufrene, Klein, César, Spoerri, Tinguely e Rotella.
Nel 2008 la Francia gli rense il giusto tributo con una retrospettiva al Centre Pompidou di Parigi. Jacques Villeglé insieme a Raymond Hains elabora una nuova forma di linguaggio partendo dallo strappo di manifesti pubblici.
La ricerca di Villeglé fin dagli inizi partì da manifesti che avessero un grafismo caratterizzato da segni linguistici e accenti fonici che creassero un equilibrio di sillabe e lettere.
Il manifesto per Villeglé è stato un frammento caleidoscopico che può rigenerare il mondo, attirare l’inconscio collettivo e individuale fino a illustrare il panorama sociologico moderno. Un manifesto strappato come opera d’arte, che porta il nome della strada di provenienza, o il titolo della pubblicità originaria, al fine di ricreare la città e la strada stessa in un tutt’uno all’interno di un lavoro di archeologia urbana.
I messaggi dei manifesti perdono lo scopo iniziale per cui sono statti creati, in quanto la casualità dello strappo e del relativo accostamento di colori e slogan determinano una poetica vivace, estetica spesso fuori dalla realtà. L’armonia non è contemplata, ma Villeglé ricercò nell’insolito e nel stupore una società piena di messaggi anche contradditori. L’illeggibilità che ne deriva, a forza di lacerazioni, è importante perché crea un amalgama a sorta di cacofonia lessicale, fino a determinare un ultra linguaggio che va al di là della poesia e della pittura. Villeglé non firma le opere per la loro logica costruttiva, rispettoso “del collettivo, creatore e anonimo”.
Dagli anni 2000 il Maestro abbandonò gli strappi per passare a un personale alfabeto costituito dai “segni socio-politici”, che compongono una variazione di frasi lapidarie, di racconti criptati, a volte difficili da decifrare e di slogan pseudo anarchici. Una declinazione infinita di segni in una revisione grafica del suo lavoro con gesti, che collegano il lacerato dei manifesti con l’esecuzione stessa di questo alfabeto.
Jacques Villeglé è stato dunque un archeologo contemporaneo della città che ha analizzato il linguaggio delle strade, dando testimonianza della sua evoluzione in un archivio mai esaurito.

di Alain Chivilò